
Mi emoziono di fronte al Caos di Salvatore Scullari.
Caos delicato nelle sterpaglie della mente.
Caos ordinato fatto di non buio e di universo in costruzione.
Caos propositivo, generatore di nuovi mondi.
In ogni opera il movimento compare come elemento fondante del caos, linee che convergono e divergono trasformandosi in elementi di vita quotidiana o in eventi universali appena percepibili per sensazione.
Ogni realta' si potrebbe scomporre in elementi geometrici finiti, ogni realta' scompare verso linee di tendenza che si traducono a volte in forme della vita quotidiana e a volte si portano ai confini dell'universo gettandosi nei buchi neri.
Ho conosciuto Salvatore Scullari nel '65. Eravamo coetanei e avevamo 14 anni. Scarsamente portato alle passioni della politica che allora ci incominciavano a pervadere e' sempre stato animo gentile e delicato, rivolto piu' alla riflessione che al combattimento. A volte trasognato, immerso nell'inseguire pensieri e sul come poi tradurli in colori, in sacchi di juta, in pittura, in scarpe da tennis mutilate o in un assemblaggio di tutte queste cose ha sempre dato poca importanza alla cose materiali o a tutto ci che ci mette mediaticamente in vista.
Avrebbe dovuto nascere a New York non a Vibo Valentia. Per quanto io sono convinto che la sua arte col tempo avra' una risonanza ampia.
Artista in tutte le sue piu' intense espressioni fa del colore e del non colore, del materiale e del non materiale i suoi attrezzi in cui scava fino a tirare fuori sensazioni e riflessioni del tutto originali.
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