Impregnato di misticismo religioso, rampollo di nobile famiglia, abbandonò ogni avere e si mise a vagare tra la Francia e l’Italia in un viaggio che lo porterà a Roma e poi a morire nel disonore in un fetido carcere.
Gli anni in cui visse(1348-1379) furono segnati da gravissime epidemie di peste che decimarono l’Italia e l’Europa. La peste nera o morte nera divampò tra il 1347 e il 1352 mietendo 25 milioni di vittime, un quarto della popolazione europea, perdendo la sua forza in ondate successive. Partita dall’Oriente e portata in Europa dalle navi genovesi, la peste, veicolata dalle zecche dei topi, colonizzò Marsiglia, la Francia meridionale e Montpellier assieme a tutto il continente, portando morte, distruzione e disgregazione sociale e morale.
Il senso di precarietà dell’esistenza, la morte incombente e livellante che si portava via soprattutto vite giovani, spinse alcuni a ritenere che la peste fosse una punizione divina e che la colpa si dovesse espiare mediante digiuni, privazioni del corpo e grandi peregrinazioni verso Roma o Santiago de Compostela.
Rocco de la Croix, intriso di questo fervore religioso e dall’ansia di essere utile ai fratelli del mondo, iniziò il suo peregrinare lungo la via francigena, verso Roma, fermandosi per aiutare gli appestati, senza paura di ammalarsi.
Forse aveva studiato nella scuola medica di Montpellier, una delle più famose di quell’epoca, fino a diventare barelliere, l’equivalente di un infermiere laureato e con quelle conoscenze portava soccorso agli appestati.
Di ritorno dal pellegrinaggio romano fu arrestato come spia e lasciato marcire in prigione fino alla morte.
Poco si sa sui motivi della sua prigionia, secondo alcuni l’essersi avvicinato all’etica templare, che abborriva la corruzione della chiesa temporale, gli sarebbe stata fatale.
San Rocco fu quindi una spia o un estimatore dei valori templari?
Pino Cinquegrana evita abilmente la diatriba su chi Rocco di Montpellier veramente fosse, se una spia o un vagabondo, se un medico o un mendicante, se un ossequiente devoto della Chiesa in quell’epoca corrotta o se si fosse schierato dalla parte degli uomini giusti, i templari, passati poi tutti a fil di spada.
Il libro “San Rocco di Montpellier” racconta soprattutto cosa il San Rocco rappresenta per il popolo calabrese e per la devozione dei fedeli di Maierato e della provincia di Vibo Valentia; quale radicamento il suo culto abbia nella società calabrese e con quanta devozione ad esso ci si rivolge per la soluzione dei problemi di salute e dei disagi ad essa connessa.
Con la produzione di un libro all’anno, Pino Giuseppe Cinquegrana, ci stupisce con la sua prolifica attività culturale e per l’amore che nutre per il nostro territorio che rappresenta il principale target della sua ricerca antropologica.
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