Si distorce lo spazio che da te si diparte
Modellando rotonde curve d'amore e città
Dove le tristezze si allentano
Mentre consegno nelle tue mani armoniose
Le mimose nel giorno di festa
Bisbigliano sommesse
Nelle notti di luna
Le emozioni dei corpi,
Non sono ne sesso ne arte
Sono tutto e niente
E ci appartengono
Come le memorie dei giorni
E il consumarsi rapido del tempo
Voglio tornare tra gli alberi del Bolognini
Nella stretta insenatura del desiderio
Le mani e le bocche allora
Erano parole che declamavano amore
Erano scuotimenti possenti e stupore dei sensi
Erano il vagheggiare della mente e sogni compiuti
Lascia che intrecci per te questa mimosa amore mio
Non romperò i rami
Non distruggerò le corolle
Voglio nutrirmi di vita
Voglio Vestirti di queste radici
Così dure da sradicare e così veloci a rigenerarsi
Così ossessionate a spargere vita
Accoglimi dentro di te in queste notti
Che non vedono mai il giorno
Voglio addormentarmi nel quieto tepore
Del tuo seno di madre.
Tu raccogli nelle tue mani
Ogni brandello che dal mio corpo cade nella guerra del giorno
Pezzi di armatura, sentimenti maltrattati, un credere esaurito
Un uscir fuori da ciò che la pietà necessita
E lo riporti dove incandescente bruciava
Nella fucina della prima giovinezza
Per rigenerasi di fede
E di un innocente credere infinito
Siamo saliti sulle montagne del vento
Per il nostro volo inaugurale
Scendiamo a valle planando
E risaliamo in un alito di brezza nell'azzurro
Con l'animo semplice di chi conosce il volo
E canta l’universo che lo avvolge.
Franco Mellea
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