lunedì 23 giugno 2014

Il senso dell’amministrazione per l’acqua

Nel consiglio comunale di giovedì 5 u. s. l’annoso ed irrisolto problema dell’acqua potabile a Vibo è stato oggetto di una discussione che si è risolta in un nulla di fatto Il caparbio impegno dei consiglieri nel dedicarsi solamente a mantenere alta la bandiera della propria appartenenza politica o di gruppo, è stato, nell’intervento di alcuni, improntato più alla sterile salvaguardia di una posizione che non solo non ha portato alla verifica oggettiva di una situazione in avanzato stato di deterioramento, ma ha anche negato ciò che per tutti i vibonesi (compreso lor signori) è verità: l’acqua che sgorga dai rubinetti nessuno la usa come potabile. Neanche questa occasione è stata utilizzata per affrontare e tentare una soluzione del problema dell’acqua, come era giusto fare, e come la popolazione si aspettava. Si è assistito ancora una volta ad una discussione confusa e poco partecipata dalla maggior parte dei consiglieri che hanno stazionato in corridoio, dediti forse ad altro, anziché, correttamente in aula, ad ascoltare. Paradossale l’intervento di un consigliere di maggioranza che tra le strane motivazioni/giustificazioni ha sentenziato … “un capoluogo di provincia non può permettersi di distribuire l’acqua presa dai pozzi!” senza mostrare invece alcuna decisa avversione o scandalo per la fastidiosa circolazione in città dell’autobotte che con impertinenza sosta anche in piazza municipio e che distribuisce l’acqua di monte pecoraro (con quale sicurezza sanitaria?), retaggio dell’antico acquaiolo che si sperava confinata nella memoria dei più grandi o nei racconti di un vecchio e passato modo di vivere! I cittadini che hanno assistito allo svolgersi del dibattito sono intervenuti a tratti, interrompendolo, dando voce a tutto il loro rincrescimento per l’incredibile protrarsi di tale stagnante situazione. Chiudendosi in un inutile formalismo d’altri tempi, i consiglieri che non hanno nemmeno concesso ai cittadini di intervenire organicamente durante il consiglio, hanno sentenziato: (….. fate una richiesta al sindaco per un consiglio comunale aperto, e poi …..) dando la netta prova di quanto questa Amministrazione che ci governa sia lontana mille miglia dai bisogni dei cittadini. Cosa c’è di più necessariamente pubblico di una franca discussione su una risorsa vitale e indispensabile che interessa indistintamente tutti come quella sull’acqua? Un dato di fatto ormai acquisito negli anni (caso mai ce ne fosse bisogno) è la palese e chiara conferma che nessun consigliere, nessun assessore e tanto meno il sindaco, al pari di tutti gli altri vibonesi (molti non la usano neppure per cucinare), bevono l’acqua che sgorga dai rubinetti delle loro case. A fronte di questa lapalissiana verità assistiamo ad un comune inerte anche nella ricerca di una possibile salutare soluzione per un problema che da tempo fa …… acqua da tutte le parti. In compenso assistiamo indifesi ad una situazione a dir poco paradossale se è vero com’è vero che:
1. il bacino dell’Alaco è sotto sequestro insieme a numerosi impianti ad esso collegati;
2. alcune persone (dirigenti della Sorical, della ASP ecc.) sono sotto indagine;
3. i rilievi tecnici ordinati dal PM, parte integrante delle azioni della Magistratura, rilevano che l’acqua da trattare è di categoria 3 (che richiederebbe un trattamento fisico-chimico spinto che l’attuale impianto di potabilizzazione non garantisce) e, in aggiunta, è soggetta a continue modificazioni;
4. i cittadini pagano il relativo tributo per un’acqua che nessuno beve con il sindaco in testa “per principio”;
5. i consiglieri comunali sui rispettivi banchi hanno in bella mostra la bottiglia di acqua minerale;
6. l’ASP non fa le analisi complete come da legge;
7. il comune, a sua volta, non le fa in autotutela dal 2013;
8. l’acqua nelle abitazioni non è sempre come dovrebbe: incolore, insapore, inodore
9. si susseguono le inchieste giornalistiche sul “lago dei veleni”, rappresentative di una situazione pericolosa e degna di maggiore attenzione

Malgrado tutto ciò, a futura memoria, resta incomprensibilmente scolpito nella pietra: Per L’Amministrazione L’acqua È POTABILE! L’ha sentenziato in maniera chiara e sicura, senza alcun dubbio, il sindaco nell’ultimo consiglio comunale. Evviva!!! Ciononostante i cittadini continuano a non berla anche se, purtroppo, la ingeriscono per altre vie: al bar quando prendono un caffé (quale acqua è usata?), nei pasti per le mense degli asili o scolastiche (con quale acqua sono preparati?), nel pane, nelle pizze, nelle portate dei ristoranti o nei cibi precotti che acquistano (con quale acqua sono cotti?). Ed ancora: quando si lavano i denti, o si fa il bagno ai bambini. Incredibilmente tutto questo ancora non basta perché il Comune emetta l’ordinanza dovuta, che cioè “l’acqua non è utilizzabile per il consumo umano” né, tanto meno, perchè trovi delle fattive e possibili soluzioni (ripristino dei pozzi e disdetta del contratto con Sorical) al fine di alleviare il disagio e l’insicurezza di tutti. Non ci sembra il caso di dire o aggiungere altro, date le ultime notizie di stampa sull’Alaco, più volte denunciate dalle Associazioni e, meglio di noi, dall’inchiesta dal nome emblematico Acquaraggia trasmessa da RAI Educational: “Rifiuti tossici nell’area delle Serre Il sospetto si estende sull’Alaco – Desecretati i documenti che rivelano un traffico di scorie radioattive” (Gazzetta del Sud, Giovedì 12 giugno 2014) oppure “Il Reportage – Dalla Costa alle Serre, l’incubo di neoplasie – I luoghi di una provincia sempre più avvelenata” (Il Quotidiano venerdì 13 giugno). 

 Bruno Ceravolo (per il Forum delle Associazioni Vibonesi)


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